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La restituzione degli acconti provvigionali

http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/dirittoLavoro/2018-02-13/la-restituzione-acconti-provvigionali-122159.php?refresh_ce=1

COMMENTO A CURA DELL’AVV. MARIA ROSA PACE

Il tema della restituzione degli acconti provvigionali e’ molto dibattuto sia in dottrina sia in giurisprudenza in quanto ,sovente ,si verificano problematiche legate a tale questione, per la risoluzione delle quali è necessario ricorrere alle sentenze più importanti in materia e al parere autorevole di operatori del settore per una corretta interpretazione delle stesse.Suscita particolare interesse non solo la complessità degli acconti provvigionali erogati da parte della Casa Mandante con conguagli di carattere negativo,ma anche la circostanza che tale problematica sia molto presente per la figura degli agenti monomandatari: ciò va a determinare, inevitabilmente, una difficoltà da parte degli stessi, ad operare delle scelte “libere” circa la necessità e/o l’opportunità di proseguire il rapporto d’agenzia in quanto, tra le varie difficoltà presenti all’atto della cessazione del rapporto che si vanno a sviscerare, vale a dire, le indennità dovute ,provvigioni maturate e maturande, nonché altre questioni di carattere contrattuale, bisogna tener conto anche di tali acconti provvigionali, ossia del cosiddetto “debito” maturato nei confronti della Casa Mandante ; a riguardo occorre innanzitutto notare come sull’argomento siano intervenute sia la giurisprudenza di legittimità (Cassazione Civile Sezione lavoro 20/3/2015 n. 5715), sia la giurisprudenza di merito (Tribunale di Monza Sezione Lavoro 7/7/2015) essendo tale una questione spesso dibattuta.
Il contenzioso che nasce tra agente e preponente, in merito alla restituzione degli anticipi sulle provvigioni si verifica per lo più al termine del rapporto di agenzia, in particolare nel caso in cui sia l’agente a rassegnare le dimissioni.
Si sviluppa tale questione, spesso, nel momento in cui Casa Mandante abbia corrisposto all’agente delle provvigioni in esubero rispetto a quelle effettivamente maturate da quest’ultimo oppure delle provvigioni in eccesso rispetto ai crediti dell’agente, derivanti a qualsiasi titolo dal rapporto di agenzia.
Le due sentenze richiamate , che si inseriscono in un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato in materia, ribadiscono la restituzione in via giudiziale, ai sensi dell’art. 2033 del Codice Civile, rubricato “indebito oggettivo “degli anticipi provvigionali corrisposti in eccesso ad un agente.
I presupposti di tale restituzione,secondo quanto stabilito dal codice civile e ribadito nelle sentenze richiamate, prevedono che nel contratto di agenzia sia specificato che trattasi di un “anticipo provvigionale”soggetto a successivo conguaglio”;che nell’oggetto delle fatture sia inserito “anticipo provvigionale” e non “minimo garantito”;che da parte della preponente, l’avvenuto pagamento degli anticipi provvigionali sia provato in via documentale e infine che la preponente dimostri in giudizio la mancata maturazione, da parte dell’agente, del diritto alle provvigioni ricevute, durante la vigenza del contratto di agenzia.
Qualora sussistano tali presupposti, il contratto di agenzia potrebbe allora delinearsi come una valida base per ottenere in via giudiziale la restituzione degli anticipi delle provvigioni corrisposte all’agente , dimostrando da parte della proponente, che sia dovuta la restituzione di tali anticipi per valide motivazioni di credito o conguaglio in eccesso.
La Cassazione ritiene che, soltanto dopo un’attenta analisi dell’accordo negoziale, sia possibile annullare in tutto o in parte richieste, a volte anche non fondate ,da parte della Casa Mandante in relazione agli acconti provvigionali; inoltre elemento da tenere in considerazione è l’aspetto fiscale perché spesso le Case Mandanti tendono ad una “compensazione “tra provvigioni erogate e indennità, laddove le stesse sono soggette ad un regime fiscale differente che va in quadro a tassazione separata.

                                                                                                                     www.avvocatopace.com

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SCIOGLIMENTO DEL RAPPORTO DI AGENZIA AD OPERA DI CASA MANDANTE E RISARCIMENTO DEL DANNO

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Commento a cura dell’ dell’Avvocato Maria Rosaria Pace
La Cass. Civ. con sentenza del. 7 febbraio 2017, n. 3251 si è pronunciata in merito allo scioglimento del contratto di agenzia ad opera del preponente e sul risarcimento del danno.
L’art. 1751 c.c., comma 4, stabilisce che la concessione all’agente dell’indennità di cessazione del rapporto non lo priva del “diritto all’eventuale risarcimento dei danni”; tale disposizione si riferisce ai danni ulteriori derivanti da fatto illecito contrattuale o extracontrattuale (a titolo esemplificativo e non esaustivo: l’illecito relativo al mancato/reiterato ritardo nel pagamento di provvigioni maturate, a fatti di denigrazione professionale, ad ingiuriosità del recesso ad opera del preponente, alla induzione dell’agente a spese di esecuzione del contratto prima della sua risoluzione) configurando,così,un’ipotesi di risarcimento differente rispetto a quello da fatto lecito per cessazione del rapporto contemplato dallo stesso art. 1751 c.c., comma 1, con il quale può, pertanto Continua a leggere

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Attenzioni ai termini di prescrizione e decadenza per la richiesta delle indennità di fine rapporto .

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TERMINE  DI PRESCRIZIONE DELLE INDENNITÀ DI FINE RAPPORTO

(Cassazione n. 9348 del 17.4.2013)e (Cassazione n. 17057 del 5.8.2011)

Di notevole importanza le sentenze della Cassazione in merito all’applicabilità o meno dei termini previsti per la richiesta delle indennità.
Quando il contratto si interrompe, mediante disdetta ordinaria o dimissioni per giusta causa, l’agente ha diritto alle indennità di fine rapporto.
Le indennità di fine rapporto sono:
le indennità previste dagli AeC ossia:
-FIRR
-Indennità suppletiva di clientela;
-Indennità meritocratica;
e l’indennità prevista ex art 1751 del codice civile.;
L’agente per richiedere le indennità di fine rapporto deve rispettare 2 termini: uno breve e uno lungo.
Il primo è quello di 1 anno dalla cessazione del rapporto. Entro cioè 1 anno da quando cessa effettivamente il rapporto l’agente dovrà fare richiesta scritta di pagamento delle indennità. Questo primo termine si chiama di “decadenza” ed è previsto espressamente dall’art. 1751 del codice civile.
Ci si chiede se tale termine valga Continua a leggere

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Il diritto dell’agente alle provvigioni

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Il contratto di agenzia, tradizionalmente considerato “contratto per la prestazione di servizi“, è stato recentemente oggetto di interventi legislativi di derivazione comunitaria, che, modificando sensibilmente la disciplina dettata in materia dal codice civile (dall’art 1742 al 1753 c.c.), hanno ridisegnato rilevanti aspetti della figura contrattuale in esame.

Il principale diritto dell’ agente rimane , ovviamente, quello relativo al compenso per l’attività principale svolta, cioè il diritto alla provvigione;tale diritto spetta anche in caso di provvigione c.d.indiretta ossia Continua a leggere

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Nuove regole in tema di indennità meritocratica

Nuove regole in tema di indennità meritocratica

All’atto della cessazione del rapporto è prevista dagli AeC la corresponsione di determinate indennità.
Particolare attenzione viene posta, in quanto ricca di novità, all’ indennità meritocratica la quale e’ dovuta agli agenti e rappresentanti di commercio quale quota aggiuntiva dell’indennità di cessazione del rapporto nel solo caso in cui l’importo totale dell’indennità di risoluzione del rapporto e dell’indennità suppletiva di clientela sia inferiore al valore massimo previsto dal 3° comma dell’art. 1751 cod. civ., e ricorrano le condizioni per cui l’agente al momento della cessazione del rapporto :abbia procurato nuovi clienti al preponente , abbia sensibilmente sviluppato gli affari con i clienti esistenti e che Casa Mandante riceva ancora sostanziali benefici economici derivanti dagli affari con tali clienti.

La corresponsione di un’indennità “meritocratica” è riconosciuta:
• nel solo caso in cui l’importo complessivo di indennità di risoluzione del rapporto ed indennità suppletiva di clientela sia inferiore al valore massimo previsto dal comma 3 dell’art. 1751, c.c.;
• ricorrano le condizioni per cui l’agente al momento della cessazione del rapporto abbia procurato nuovi clienti al preponente o abbia sensibilmente sviluppato gli affari con Continua a leggere

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LA FIGURA DELL’AGENTE DI COMMERCIO

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AUGURI DI BUON NATALE🎄🎄🎄

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La disdetta di casa mandante

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L’ Informatore Scientifico del Farmaco

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IL DIRITTO DI ESCLUSIVA DELL’AGENTE DI COMMERCIO


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La giurisprudenza è unanime nel considerare il diritto di esclusiva di cui all’art. 1743 c.c. elemento naturale, non già essenziale, del contratto di agenzia, con la conseguenza che tale diritto sussiste anche qualora non sia espressamente pattuito; le parti, tuttavia, sono libere di derogarvi, sia in maniera espressa che mediante facta concludentia.
L’art. . 1743 c.c. cita: “il preponente non può valersi contemporaneamente di più agenti nella stessa zona e per lo stesso ramo di attività, né l’Agente può assumere l’incarico di trattare nella stessa zona e per lo stesso ramo gli affari di più imprese in concorrenza tra loro“.
La disposizione è volta, chiaramente, alla tutela dell’Agente. Se, nella medesima zona, il preponente potesse utilizzare più agenti, questi vedrebbero ridotte in modo significativo le proprie prospettive di guadagno. Continua a leggere

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IRAP E AGENTI DI COMMERCIO

 

IRAP E AGENTI DI COMMERCIO

Ci si chiede se gli agenti/rappresentanti di commercio debbano pagare o meno l’Irap.

Alcuni ritengono non si debba pagare ,altri, invece, preferiscono corrisponderla e aspettare che vi sia una pronuncia in merito da parte del governo. Altri ancora preferiscono pagare e poi chiedere eventualmente istanza di rimborso per gli importi versati.

Dall’anno in cui l’Irap è stata istituita, il 1997, fino al 2001, era quasi pacifico che tutti gli agenti e i rappresentanti di commercio fossero sottoposti al pagamento dell’imposta. Tuttavia, alcuni agenti e rappresentanti iniziarono a presentare degli esposti per non pagare il tributo.

Nel 2001 fu posto un primo punto fermo in questa delicata questione: la Corte Costituzionale, con Sentenza n. 156/2011, affermò, in relazione all’elemento organizzativo (presupposto dell’irap) che tale elemento è connaturato alla nozione stessa di impresa, per cui l’impresa (anche minima) sarebbe organizzata “per definizione”. Continua a leggere

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